Ai Gran Premi

Imola 2001 (articolo Fanzine)

E' ancora buio. Bastano pochi metri per rendersi conto che gli interventi fatti nel corso del recentissimo tagliando hanno dato i loro frutti: la frizione è registrata a dovere, la regolazione della convergenza ha reso lo sterzo più sensibile e preciso, i nuovi filtri della benzina consentono al motore di "tirare" in maniera ottimale; la piccola 1400 in queste condizioni è divertentissima da guidare. Incontro solo due macchine nei pressi di Piazza Libertà, da dove prendo la buia "bolognese". Le luci abbaglianti assistono la mia giuda notturna su una strada fatta e rifatta decine di volte. Passo l'ingresso del Luco; sulla destra c'è la "buca" dove sorge la pista del Mugello; passo anche l'ingresso del Palagio; da qui in avanti la strada diventa quasi sconosciuta. Trovo un po' di neve sul Passo del Giogo, mentre le prime luci dell'alba cominciano a rischiarare la valle creando atmosfera e colori di straordinaria bellezza. Il tempo è bello. Il termometro di Firenzuola conferma le mie previsioni climatiche: +1. A Fontanelice, ormai in Romagna, ecco la fermata per secondo indispensabile caffé della mattina. Il tratto misto è quasi finito e una macchina mi si accoda tentando di ingaggiare una sorta di duello, ma io non ho voglia di fare le gare, voglio solo arrivare a Imola. La strada ormai è tutta dritta e lascio "scivolare" la Opel in quarta marcia mentre al telefono mi metto d'accordo con Alessio sul luogo d'incontro. L'agitazione sale. Gli addetti al parcheggio mi chiedono se devo andare alla Tosa e deviano il mio cammino verso uno spiazzo un po' lontano dalla pista. A piedi mi dirigo verso il circuito; lunga camminata, maledizioni ai parcheggiatori, acquisto della bandiera canadese, e il cellulare diventa rovente in serie impressionante di chiamate, messaggi e squilli.
Dopo il controllo del biglietto, finalmente sono nell'autodromo; c'è un ragazzo da solo, indossa il cappello di Jacques versione 2000, non può che essere Alessio. Stretta di mano e andiamo subito a cercare posto e con un po' di fortuna ne troviamo uno dei migliori: 30 metri dalla pista, ampia visuale, maxischermo per non perdere nulla. Due chiacchiere e sono già le 9,30, inizia il warm-up che vedrà Jacques impegnato in una lunga sequenza di giri. Ci accorgiamo subito che il posto è davvero ottimo. A fine prove arrivano Ale e Andrea, che non avevo mai conosciuto di persona, e Katia che ha voglia di pestarmi a sangue per diatribe "musicali". E' il momento delle presentazioni, mentre le Porsche si preparano a partire; in confronto alle F1 sembrano piantate, quella di Schittone in particolare. Fin dai primi momenti, Alessandra lavora di "ganasce" e, praticamente, non abbandonerà mai la sua attività, mentre nel pregara lanciava qualche insulto in tedesco al tedesco, ignara del fatto che di fronte a lei c'erano due tedeschi che, a mio parere, hanno fatto finta di non sentire.
Il tempo passa in fretta quando si è in ottima compagnia, tanto che sono subito le 13,30 e le vetture cominciano a schierarsi. Al passaggio di Barrichello tutti sventolano le loro bandiere rosse, al passaggio di Schumacher tutti si alzano in piedi, ed è il delirio. La scena si ripete nel corso del giro di ricognizione, ma non nel primo vero giro di gara: le Ferrari non vanno bene, tutti ci restano di sale. Da parte nostra applausi a Ralf, alla Williams, alla BMW, alla Michelin, mentre Schumacher ha un problema in uscita alla variante bassa e viene sfilato. Io e Andrea cominciamo a sfottere a tutta randa, mentre Ale ci chiede a più riprese di tacere per evitare la rissa, ma il momento è troppo bello e va vissuto. Raikkonen va a muro di fronte a noi, e mostriamo il nostro dispiacere ai nostri compagni spettatori svizzeri tifosi del finlandese, ai quali Ale era riuscita a scroccare una birra. Mentre Ralf e Coulthard scappano via, Trulli fa da tappo: dietro di lui Hakkinen, Montoya, Barrichello, Schumacher; Villeneuve è più indietro ma forse ha optato per la tattica dell'unico pit-stop. Il gruppo passa sotto di noi sempre compatto, ma non dopo il primo terzo di gara: Schumacher ha un problema, passa davanti a noi ad andatura ridotta. Più volte gli faccio quel gesto dell'ombrello che troppe volte mi sono visto fare in altre occasioni; adesso mi prendo una piccola rivincita personale. Un'occhiata al maxischermo: esce dalla macchina, si ritira. Mentre Ale cerca di tenerci buoni, io e Andrea non resistiamo alla tentazione di lanciare una pioggia di insulti al tedesco della Ferrari. Troppo bello. Peccato che qualche giro dopo sia la volta di Jacques, ma ormai ci abbiamo quasi fatto l'abitudine a vederlo a piedi. La gara è statica e perde di interesse. Intanto il popolo ferrarista comincia a fare le valige: la loro festa è finita, nel caso in cui fosse cominciata; il prato piano piano si svuota mentre la gara è ancora in corso. Ultima birra offertaci dai nostri amici "Sauber" e guardiamo la premiazione sul maxischermo. Usciamo dal prato, rientriamo in pista all'altezza della variante Villeneuve. Foto sull'asfalto imolese. Incontriamo Desy al monumento Ferrari e con lei giriamo un po' per stand. Dietro la tribuna centrale ci viene incontro Lauda che, impegnato al telefono, neanche ci guarda, mentre dall'altra parte, ai box, si smonta tutto per andare via; gli attori hanno recitato, lo spettacolo è finito.
Sono le 6, la giornata volge al termine, è passata troppo in fretta, devo tornare alla macchina e le nostre strade si devono necessariamente dividere: ultimo saluto a Desy, ultima terna di baci a Katia, ultima stretta di mano ad Andrea, ultimo abbraccio ad Ale; ci lasciamo con una promessa: il bis a Monza, ma, perché no, un incontro anche prima.
La strada per tornare alla macchina è lunga, dopo una giornata così; per fortuna i punti di riferimento che avevo cercato di memorizzare mi servono a qualcosa e tiro un sospiro di sollievo quando la vedo parcheggiata solitaria. Giro di chiave, lascio scaldare il motore mentre stendo la bandiera canadese sul piano dietro il sedile posteriore, per renderla visibile dal lunotto. Si parte, giro due volte a destra, una a sinistra, e sono già sulla statale. Il telefono lancia l'ultimo rantolo e si spenge con la batteria esaurita. Si torna a casa dopo una giornata stupenda.