



20 febbraio 2009
Recentemente si è parlato molto di un possibile Gran Premio da dispustare per le strade di Roma, creando un circuito cittadino nel quartiere dell’Eur. Alcuni si mostrano scettici, altri invece trionfano e lo vorrebbero vedere in calendario il prima possibile. In realtà è solo un altro capitolo dell’isteria che regna attorno al calendario mondiale, fatta di aggiornamenti ai circuiti, cancellazioni importanti, staffette e beffe.
Aggiornamenti e cancellazioni
Negli ultimi anni si sono viste modifiche di ogni genere ai tracciati; Spa, Monza, Magny Cours, Hungaroring, sono alcuni nomi; un’orribile chicane a Barcellona è stata una delle ultime opere. Viviamo nell’epoca in cui vanno di moda le vie di fuga asfaltate, più grandi dei parcheggi dell’ipercoop, che permettono a tutti di sbagliare perdendo poco o niente e salvaguardando l’integrità della vettura; ma aprendo anche una valanga di polemiche al primo comportamento sospetto. Una soluzione gettonatissima in giro per il mondo.
Abbiamo visto l’ennesimo tentativo (fallito) di far digerire la F1 al pubblico americano, scegliendo Indianapolis e costruendo all’interno del leggendario ovale un toboga inguardabile.
Sulla scia di un reality show abbiamo assistito all’eliminazione di Zeltweg, e per quest’anno di appuntamenti tradizionali come Francia e Canada, da tempo nel mirino di Ecclestone che sembrava non vedere l’ora di sbarazzarsene. Per vedere Spa inserita nel calendario, invece, bisogna pregare ogni anno in tutte le lingue del mondo.
Staffette
Hockenheim, uno dei templi della velocità, uno dei circuiti più temuti dai motoristi, è ora ridotto ad un facsimile dell’Hungaroring; in nome della sicurezza, e per migliorare la visuale degli spettatori.
Il Nuerburgring, una parola che rievoca leggende, un mito dell’automobilismo, un luogo nel quale la Formula 1 ha corso negli ultimi anni su una pista più piccola e breve rispetto all’epico tracciato da 23km. Ma la cui parte iniziale è stata da poco trasformata in una sorta di kartodromo che non regala nulla allo spettacolo.
Due autodromi trasformati, snaturati. Due impianti che improvvisamente e nonostante i lavori pretesi, non possono ospitare un Gran Premio ciasciuno nello stesso anno perché fanno parte della stessa nazione. "Non più di un Gran Premio per Stato" sentenziavano, mentre in Spagna gli appuntamenti mondiali diventano inspiegabilmente due con l’introduzione di una corsa a Valencia, non sulla nuova pista spesso scelta dai team per i propri test, ma su un tracciato cittadino ricavato fra le strade del porto.
Modifiche al calendario, tracciati in discussione, cancellazioni. Tutto per far posto a nuovi Gran Premi, in posti sempre più lontani non solo dall’Europa, ma dalla cultura stessa della Formula 1. Vediamo nascere autodromi in Barhain, in Malesia; vediamo corse notturne a Singapore per fare in modo che in Europa si possano vedere in televisione senza bisogno di alzarsi alle 4; facendoli in Europa il problema del fuso orario verrebbe risolto alla radice. Circuiti vuoti, disegnati sempre dalla stessa mano, nei quali l’aspetto più interessante è la cornice, fatta di luci, o di tribune avvenieristiche o di paddock coi laghetti. Bisogna eliminare nomi storici per far posto a Turchia e Cina, adesso a loro volta in discussione, perché ci sono altri Stati che presto saranno pronti ad avere il loro Gran Premio, vedi India e Russia. Siamo arrivati al punto che per Ecclestone in ogni luogo è possibile disputare un Gran Premio e ogni monumento è una potenziale cornice per farci passare sotto le F1 a 300kmh. Presto, di questo passo, potrebbero andare bene anche gli atolli nel Pacifico.
Una realtà che conoscono bene a Silverstone, un altro autodromo da anni nel mirino di Ecclestone, che si vedrà costretto a fare come Hockenheim e il Nuerburgring: alternarsi ad ospitare il Gran Premio di Gran Bretagna con Donington, dopo che quest’ultimo avrà ultimato le immancabili modifiche richieste. Ma è una realtà, quella della perdita della F1, che conoscono anche altri, più vicini a noi.
La beffa
A Imola per molto tempo sono stati richiesti lavori di ampliamento dei box e del paddock, ritenuti troppo piccoli da Ecclestone, che evidentemente non aveva più abbastanza spazio per muoversi, e dai team i quali non avevano più sufficiente superficie per montare le loro hospitality in stile "cattedrale gotica". Le modifiche sono state eseguite secondo i dettami con la firma del fidato e mai assente Tilke, grazie anche all’intervento del Governo italiano che ha messo sul piatto soldi pubblici per la realizzazione dell’opera. Più di un anno di lavori per garantire a Imola la Formula 1; e invece? L’autodromo nell’attuale configurazione non potrà essere omologato per gare di moto, se non intrucendo una chicane provvisoria e della Formula 1, almeno nel breve termine, non se ne vedrà neanche l’ombra, salvo clamorosi ma improbabili ripensamenti. Uno sforzo inutile, e Imola diventa così uno dei tanti impianti italiani, poco sfruttati e con scarsa affluenza.
L’intero mondo della Formula 1, con la crisi alle calcagna, si interroga sul proprio futuro: soldi, sponsor, pacchetti risparmio, meno test, organici ridimensionati; tutte parole sentite spesso nelle ultime settimane. Paradossalmente però, la Formula 1 continua a cercare nuove mete, spesso sempre più lontane dall’Europa, snobbando quanto di bello e utile ha già sotto il naso. Con tutte le piste che ci sono in Italia e in Europa, sembra non esserci niente di meglio che progettare un nuovo Gran Premio per le strade di Roma; eppure a una ventina di chilometri c’è Vallelunga, recentemente omologata per la F1...