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Indianapolis 2005

in Formula 1 capita anche questo


Succede tutto in pochissimo tempo: durante le prove del venerdì esplode lo stesso pneumatico su entrambe le Toyota. La sentenza da parte della Michelin è di quelle senza precedenti: quelle gomme non sono adatte ad affrontare ripetutamente la lunga e veloce curva sopraelevata del celebre ovale statunitense. Per motivi di sicurezza, la casa francese sconsiglia ai team che fornisce di prendere parte al Gran Premio.
Si scatena l’inferno.
Per salvare la corsa, i team manager avanzano delle proposte fra cui: creazione di una chicane all’ingresso dell’ultima curva; passaggio obbligatorio a velocità moderata sulla sopraelevata; passaggio in pitlane obbligatorio ad ogni giro a tutti i team gommati Michelin; far correre le 14 vetture incriminate fuori campionato. Deliri.
La Ferrari resta a guardare la carneficina.
La FIA alterna menefreghismo a sporadici momenti in cui una volta tanto si ricorda di essere un’istituzione al di sopra delle parti che detta le regole della classe regina dell’automobilismo mondiale. La Michelin, infatti, chiede una deroga al regolamento che permetta ai 7 team interessati di poter usare dei pneumatici inviati direttamente dalla Francia, ma non punzonati prima del Gran Premio. La FIA risponde picche, a differenza di altre occasioni in cui ha fatto strappi alle regole, ha lasciato passare alle verifiche vetture non regolari, ha “cambiato il sistema metrico decimale”, ha inflitto discutibili penalizzazioni, ha imposto improvvisi cambi regolamentari per soddisfare le richieste di qualcuno. Quel giorno non vuole muovere un dito per il semplice motivo che dal 2008 ci dovrà essere un solo fornitore di pneumatici in Formula 1, e per una ragione o per l'altra, la FIA non vuole che questo fornitore sia la Michelin: non c'è occasione migliore che lasciarli bruciare da soli in quell'inferno di Indianapolis.
Domenica le vetture si schierano in griglia nella totale incertezza: tolte le termocoperte nessuno del pubblico sapeva cosa sarebbe successo. Alla fine del giro di ricognizione, 14 macchine rientrano ai box e per loro il Gran Premio finisce lì. Questa volta l’inferno si scatena in tribuna. Passato il primo momento di disorientamento, è la volta della protesta quando ognuno si rende conto che vedrà correre solo 6 macchine. Fischi, lanci di bottiglie in pista, striscioni improvvisati. E’ solo l’inizio di una battaglia che andrà avanti per settimane attraverso richieste di risarcimento, minando definitivamente un rapporto , quello fra la Formula 1 e il pubblico americano, da sempre delicato. Dopo la parentesi di Watkins Glen e di Long Beach, è stata la volta di un miserabile tentativo in un parcheggio di Las Vegas, seguito poi dai circuiti cittadini di Detroit e di Phoenix. Dopo una pausa, il nuovo progetto: Indianapolis. La creazione di un connubio fra automobilismo americano e quello europeo. La convivenza di due stili opposti in uno dei templi mondiali della velocità. Il risultato: un circuito che comprende una parte dell’ovale della 500 miglia da percorrere in senso contrario al quale si aggiunge un patetico toboga che fa rimpiangere le strette curve dell’Hungaroring. Una creazione che ha destato curiosità, nel disperato tentativo di potersi inserire più profondamente nel mercato americano dell’auto da parte dei grandi marchi europei; una vetrina pubblicitaria dalla cornice oscena; il teatro di uno dei punti più bassi raggiunti dalla Formula 1. Quella domenica, la Formula 1 ha mostrato il suo lato vero solo per poche parole scritte in un foglio da un produttore di pneumatici: un invito a non correre per motivi di sicurezza. Da quel momento non può che essere partita una reazione a catena di telefonate nelle quali gli sponsor e le grosse case automobilistiche impegnate nel Mondiale invitavano i team manager a non far correre i propri piloti; ovviamente non per sentimentalismo, ma per il terrore di possibili ripercussioni sul mercato in caso di incidente. Un’altra volta la sicurezza fa la parte del paravento per gli interessi. E questa volta davanti a tutti viene messa a nudo la vera gerarchia in Formula 1: i team manager e i piloti, costretti a muoversi e a parlare come vogliono gli sponsor che alla fine sono i veri padroni della Formula 1.

Rimane però qualche dubbio ripercorrendo le vicende di quel weekend:
- Venerdì scoppia un pneumatico a Ralf Schumacher e uno a Zonta. Quindi problemi solo a 2 Toyota. Gli altri non denunciano alcun problema e sembra un venerdì come altri, anzi altre volte c'erano stati più botti anche se non necessariamente riconducibili alle gomme. Fra parentesi la foratura di Zonta avviene nell'infield.
- Il sabato mattina la Michelin lancia l'allarme: "con quelle gomme non si può correre, non tengono più di 10 giri; inoltre non sappiamo la causa che ha portato la foratura del pneumatico di Ralf". Insomma, i capoccia a Indianapolis e in Francia non riescono a capire perché un pneumatico esplode, ma sono certi che quelle gomme non durano più di 10 giri; sembra un po' una contraddizione. Briatore e Dennis non denunciano problemi; Massa, domenica mattina, sostiene di non aver avuto il minimo problema; lui che guida una Sauber che non è certo tenera coi pneumatici come la McLaren.
- A giudicare dai fatti sembra che il problema sia solo della Toyota che forse ha estremizzato qualcosa con gli assetti, ma l'ipotesi viene presa in considerazione solo marginalmente.
- Non viene mai presa in considerazione l'ipotesi di pneumatico difettoso.
- In una delle riunioni Gascoygne sostiene che sarebbe prudente per tutti scaricare le ali per ridurre le spinte sul pneumatico e ridurre quindi i rischi a discapito, ovviamente, delle prestazioni; dall'altra parte del mondo Dallara sarà dello stesso avviso. Lo fanno con Trulli, ma nessun altro segue l'esempio, neanche Zonta (vedi note a fondo pagina).
- Sabato mattina la Michelin annuncia che sono in arrivo dalla Francia nuove gomme, più resistenti e che sicuramente avrebbero retto per tutto il GP. E qui non si sa se ridere o piangere. Non si preparano gomme per 7 team in una notte: vuol dire che erano già pronte da tempo. Conoscendo benissimo le difficoltà che presenta Indianapolis perché ogni anno se ne parla e non è il primo anno che la Michelin ci corre, com'è possibile che quella tipologia di pneumatico non sia stata portata insieme ad un'altra di quelle usate nel weekend? sarebbe stato logico: se ci fossero problemi di sicurezza avrebbero usato quelli più resistenti. Invece improvvisamente tutti cadono dalle nuvole sabato mattina quando si accorgono che c'è una curva da 300kmh. E poi di nuovo: non sanno perché è esploso un pneumatico, ma sono sicuri al 100% che una nuova tipologia di gomme mai provata su quella pista (per ovvie ragioni) resisterà sicuramente a tutto il GP. Sfera di cristallo?
- La Michelin insiste che non si può correre per una questione di sicurezza, ma si sa che la sicurezza è spesso un paravento per coprire il portafogli: il danno d'immagine con 14 macchine spiaccicate a muro sarebbe stato peggiore che non correre, soprattutto in America. Gli altri sono in balìa della lettera della Michelin, ma il venerdì non c'era stata una morìa di pneumatici...
- La domenica durante una delle riunioni svoltasi nel paddock di Indianapolis fra piloti, dirigenti e responsabili, l’argomento principale all’ordine del giorno non era la ricerca di una soluzione concreta in grado di soddisfarre tutti e salvare il Gran Premio, ma... discutere il numero di Gran Premi da disputare nel 2006...

Chiude il weekend una dichiarazione di Jean Todt: "Ci sono delle regole che valgono per tutti. Ognuno si deve adattare alle regole invece di chiedere alle regole, o ad un'istituzione, di adattarsi ai suoi problemi. Altrimenti tocchiamo il ridicolo". Da quale pulpito...

Note
Durante la stagione 2005 il regolamento impediva il cambio gomme durante la gara.
Durante la stagione 2005 la Toyota poteva far girare 3 macchine durante le prove libere del venerdì: ai titolari Jarno Trulli e Ralf Schumacher si aggiungeva Ricardo Zonta che sostituirà il tedesco nella gara di Indianapolis.


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