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Il mondiale 1999

a volte bisogna rinunciare a qualcosa...


E' realistico pensare che un team di Formula 1 preferisca perdere un mondiale piuttosto che vincerlo col pilota sbagliato? Sembra un controsenso, lo scopo di una scuderia è quello di vincere, non di perdere volontariamente. Ma se la politica intrapresa alcuni anni prima è quello di puntare tutto su un pilota facendo girare tutto attorno a lui, allora le cose possono cambiare. Se questo pilota è impossibilitato a vincere, allora la perdita volontaria si trasforma in un investimento per gli anni futuri: una scuderia rinuncia a qualcosa (delle vittorie, un mondiale) nell'immediato per riottenerlo con gli interessi negli anni successivi. E perché no, per fare in modo che il mito attorno al pilota prediletto persista e si alimenti ulteriormente. Fantascienza? macchinazioni machiavelliche? assurdità? Vediamo nel dettaglio la seconda parte del mondiale 1999.

Silverstone, Gran Premio di Gran Bretagna
Hakkinen e Schumacher si presentano in griglia di partenza vicini nella classifica mondiale, dopo che nella prima parte della stagione, McLaren e Ferrari hanno espresso un poteziale tutto sommato non troppo distante. Poche centinaia di metri dopo il via, il mondiale cambia improvvisamente il suo volto: mentre viene esposta la bandiera rossa, Schumacher sorpassando Irvine alla curva Stowe, finisce nel muro di gomme. E lì finisce il suo mondiale: le fratture alla gamba destra lo terranno lontano dagli autodromi per alcuni mesi.

Per quanto esuli dall'argomento della presente tesi, mi sembra doveroso aprire una parentesi sull'incidente. Ufficialmente la colpa viene attribuita ad un guasto ai freni posteriori che avrebbe impedito alla Ferrari di fermarsi. Qualche dubbio, però, aleggia nell'aria. Possibile che la mancanza dei freni posteriori, notoriamente più piccoli e meno potenti di quelli anteriori, sia stata sufficiente per proiettare la macchina contro le barriere? E' vero, dalle immagini si vedono le ruote posteriori girare e quelle anteriori bloccate mentre la Ferrari percorre gli ultimi metri. E se invece non fossero stati i freni ma un bloccaggio dell'acceleratore? Potrebbe essere una spiegazione dell'improvviso scarto che Schumacher compie nei confronti di Irvine quando la corsa è appena stata fermata; spiegherebbe la sensazione di quasi totale assenza di perdita di velocità della vettura mentre le ruote anteriori fumano. Certo, è più semplice attribuire le colpe ad un fornitore esterno di impianti frenanti che non addossarsi l'intera responsabilità quando di mezzo c'è Schumacher e tutti i contratti a lui collegati.

Ma torniamo in pista a Silverstone. Mentre Hakkinen è costretto al ritiro per motivi precauzionali a causa di un problema al mozzo di una ruota posteriore, in casa Ferrari si delineano più chiaramente nuovi scenari: Schumacher dovrà saltare diverse gare, quindi dovrà essere Irvine a cercare di conquistare quel titolo mondiale tanto atteso; in fondo non è tanto distante da Hakkinen, le possibilità non mancano, vale la pena provare.

Questo è almeno quello che il pubblico pensa, seguendo la logica: i piloti sono due, se uno si fa male, ci prova l'altro. Nonostante le dichiarazioni, in Ferrari non la pensano proprio così: hanno raccontato per anni che Schumacher era il più forte, che solo con lui era possibile vincere, lo hanno pagato come nessuno, gli hanno costruito un team attorno, gli hanno fatto la macchina su misura, hanno fatto tutto quello che era possibile fare e chi è che adesso ha delle possibilità di vittoria? Irvine? il secondo? quello che per contratto deve stare dietro? Il compagno alcolizzato e donnaiolo di Schumacher? Quello sottopagato e raramente preso in cosiderazione se non negli articoli di cronaca rosa? No, Irvine non deve vincere! Meglio lasciare campo libero alla McLaren, hanno una macchina un po' superiore, e se noi rallentiamo le nostre non avranno problemi a vincere gare sufficienti per aggiudicarsi il mondiale. Noi lo vinceremo dall'anno prossimo, tanto abolendo il berillio mettiamo in ginocchio la Mercedes e allora le cose cambieranno.
Gli sviluppi sulla Ferrari vengono improvvisamente bloccati, ma succede qualcosa che la Ferrari non aveva previsto: la McLaren non approfitta dell'occasione e Irvine si ritrova nonostante tutto sempre in corsa per il mondiale. Fino alla fine.

Zeltweg, Gran Premio d'Austria
Il ritmo espresso dalle McLaren nelle prove è superiore a tutti. Si prospetta una doppietta, ma dopo il via alla seconda curva, Coulthard sperona Hakkinen che si vede costretto ad una rimonta dall'ultima posizione che lo porterà al terzo posto finale. Grazie alla strategia ai box, Irvine riesce a tagliare per primo il traguardo davanti a Coulthard. 6 punti guadagnati sul finlandese, ma Todt fa ricorso a tutta la sua forza per sorridere davanti alle telecamere.

Hockenheim, Gran Premio di Germania
Dalle premesse sembra essere un'altra gara all'insegna del dominio McLaren. Coulthard pasticcia ma Hakkinen fa il vuoto perĂ² perde moltissimo tempo nel corso del pitstop. Pochi giri dopo un pneumtico posteriore esplode, facendo piroettare la McLaren n°1 verso le barriere di protezione. La gara è nelle mani della Ferrari, con Salo davanti a Irvine. Un simile ordine d'arrivo sarebbe scandaloso, e l'ordine di invertire le posizioni è inevitabile. Irvine 10, Hakkinen 0.

Hungaroring, Gran Premio d'Ungheria
Le prestazioni della Ferrari sono in netto calo. Irvine non entra mai in gara, vittima anche nel finale di problemi al differenziale, mentre Salo naviga nelle ultimissime posizioni. Hakkinen vince facile.

Spa, Gran Premio del Belgio
La situazione in Ferrari è sempre più pesante. In qualifica meglio di loro fanno - oltre a Mclaren - Jordan, Williams e Steward; il distacco dalla pole è di due secondi e sul ritmo di gara non c'è speranza. Irvine giunge quarto sul traguardo, ma non perde troppo terreno da Hakkinen che si ritrova secondo alle spalle di un Coulthard in giornata che non lavora per il team.

Monza, Gran Premio d'Italia
Ancora una prestazione opaca per Irvine (sesto sul traguardo) ma Hakkinen non ne approfitta terminando il suo Gran Premio nella via di fuga della prima variante per poi sciogliersi in lacrime. Quello che per il finlandese sembrava ormai un mondiale vinto sta diventando un incubo. Nei giorni successivi al Gran Premio, la Ferrari - il cui sviluppo è ormai palesemente congelato - dichiarerà che il telaio usato da Irvine negli ultimi Gran Premi presentava delle piccole crepe, causa quindi delle scarse prestazioni. Assurdo. Con tutti i controlli a cui sono sottoposte le vetture durante il weekend di gara e in fabbrica non è possibile che un simile difetto sia passato inosservato per diverse gare.

Nuerburgring, Gran Premio d'Europa
Per tutto il weekend le condizioni meteo estremamente variabili non permettono di giudicare le prestazioni delle vetture. In gara l'alternanza continua di sole e pioggia mette in crisi le strategie di tutti i team. In Ferrari la confusione arriva al punto tale che Irvine resta fermo ai box per circa un minuto perché... i meccanici non riescono a trovare le gomme. Per un team così esperto e sempre reattivo e preciso in pit lane, l'episodio che scatena delle polemiche immense in Italia, ha tutta l'aria di essere pilotato. Ancora una volta, però, Hakkinen e la McLaren non ne approfittano e il finlandese giunge quinto proprio davanti ad Irvine, mentre sul podio salgono Steward e Prost guidate da Herbert, Trulli e Barrichello.

Sepang, Gran Premio di Malesia
Viste le premesse di metà stagione, la classifica iridata è decisamente lontana da ogni previsione: Irvine ha ancora tutte le possibilità di aggiudicarsi il titolo! Proprio quello che la Ferrari non voleva in tutte le maniere, ma in McLaren, come abbiamo visto non ne hanno saputo approfittare. In Malesia c'è una novità: Schumacher è pronto a tornare in pista e mettersi al completo servizio del compagno di squadra. Così la Ferrari arriva in Malesia dopo alcune gare disastrose in cui il distacco medio sul giro era via via cresciuto fino ad arrivare a 1" 1" e mezzo al giro; tanto per un top team. A Sepang improvvisamente è la Ferrari che rifila 1" al giro a tutti a cominciare dalla McLaren, impotente di fronte al ritmo martellante delle rosse. Un guadagno di 2" se non di più nel giro si sole due settimane. Miracolo del tedesco? Beh, è quello che si vuol far credere con i soliti tromboni che davanti alle telecamere gridano che senza Schumacher non si va da nessuna parte e menomale che c'è lui a raddrizzare un po' le cose, menomale c'è lui che viene a correre un Gran Premio anche se zoppica e ha ancora i ferri nella gamba, solo per il bene della squadra che con le proprie gambe non riesce ad andare avanti. Le solite favole per incantare il popolo: si tace sul fatto che tutti gli sviluppi preparati nelle settimane e mesi precedenti, mai usati, da quel weekend vengono montati in massa su entrambe le vetture. Schumacher non compie nessun miracolo, in fondo basta pochissimo per far andare piano una vettura, se lo si vuole. La gioia per la doppietta, però, dura poco, perché le due Ferrari non passano le verifiche per deflettori irregolari. La Ferrari confessa; gara e titolo ad Hakkinen. Ma la scuderia di Maranello fa lo stesso ricorso e incredibilmente lo vince. L'assegnazione del mondiale slitta all'ultimo appuntamento.

Suzuka, Gran Premio del Giappone
Irvine 70 punti, Hakkinen 66. Se il finlandese vince diventa automaticamente campione del mondo, anche se Eddie arriva secondo, perché a parità di punti, Mika ha più vittorie. Schumacher ha, per la seconda volta, il compito di aiutare Eddie nel mondiale, cercando di togliere punti preziosi ad Hakkinen. Il campione del mondo, invece, non può contare su Coulthard, sempre più ombra di se stesso e protagonista di prove allucinanti. L'idea della Ferrari è quella di far vincere Schumacher, privando così Hakkinen dei punti sufficienti per la vittoria finale. E se, per ipotesi, Michael in gara dovesse ritirasi, la scuderia di Maranello dà i mezzi a Irvine per battere Hakkinen? la risposta è no. Per quel GP la Ferrari porta un nuovo profilo estrattore, molto più performante, ma lo monta solo sulla vettura di Schumacher. Così, mentre Hakkinen e Schumacher si sfidano a suon di record in qualifica, Eddie distrugge la sua vettura, posizionandosi in griglia col 5° tempo, alla bellezza di 1" e mezzo dalla pole del compagno di squadra. E in gara non sarà mai in grado di reggere il ritmo infernale di Hakkinen e Schumacher, col primo che vince gara e titolo. Ad Hakkinen il titolo piloti. Alla Ferrari il titolo costruttori. In Italia il popolo ferrarista piange per l'occasione persa, volano accuse pensanti nei confronti di Schumacher, reo di non aver attaccato abbastanza Hakkinen in gara. L'indignazione aumenta quando la televisione mostra le immagini del pilota tedesco ubriaco alla festa della McLaren con tanto di nastro isolante in testa a mo' di Rambo. Dissapori che svaniranno con le vittorie delle stagioni successive.

Meglio perdere quindi piuttosto che vincere col pilota sbagliato. E se possibile alimentare il mito.
Missione compiuta Mr Todt & Co.


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