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GP di Cina - I piccoli ridono, i grandi piangono

per circusf1.com

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20 aprile 2009
La scala di valori in campo è sempre più chiara e i top team partono per il Bahrain ancora una volta con le ossa rotte. Continua a mancare il verdetto di una gara asciutta, percorsa su tutti i suoi giri senza l’intervento della safety car.

Il terzo round del mondiale 2009 è già alle spalle e ormai è evidente che le forze sono quasi completamente ribaltate rispetto alla scorsa stagione. Sono state tre gare disputate in condizioni molto diverse le une dalle altre, ma chi fino allo scorso anno dettava legge, adesso si trova nella scomoda posizione di dover rincorrere. Spesso i drastici cambi regolamentari hanno regalato sorprese da una stagione all’altra, permettendo a qualche outsider di mettersi in evidenza e mietendo vittime illustri fra i top team; in questa fase iniziale del mondiale, però, stiamo assistendo al tonfo generale dei grossi nomi a favore dei piccoli degli "assemblatori", che progettano telaio, aerodinamica e qualche volta il cambio e si fanno fornire il motore proprio dai grandi costruttori che adesso si ritrovano in affanno con le proprie monoposto, e nei cui consigli di ammistrazione spopolano i musi lunghi. Stessi motori, prestazioni differenti; bisogna ammetterlo, i piccoli hanno lavorato meglio, sono stati più svegli, più furbi, più creativi. Confrontiamoli nel dettaglio alla luce dei risultati del Gran Premio di Cina.

I team Mercedes
La BrawnGP è il punto di riferimento per tutti, anche se in Cina ha chiaramente giocato in difesa; difficile dire dove sarebbero finiti con una gara asciutta visto il maggiore carico di carburante con cui partivano rispetto alla Red Bull. La pioggia li ha evidentemente fatti desistere dal prendere rischi inutili: le condizioni erano difficili per tutti e non era il caso di perdere punti importanti in ottica mondiale. I piloti sono sembrati sottotono rispetto alle precedenti gare, ma vista la situazione non era la domenica ideale per tirare fuori 110%.
La McLaren è invece indietro, ma sta mostrando una certa reazione. Si presenta a Shanghai con un’ala anteriore modificata e con un diffusore sulla falsa riga di quello utilizzato dalla famigerata "banda del buco". Non è un segreto che a Woking ci stessero lavorando da tempo e aspettavano solo il verdetto della FIA per poterlo portare in pista. Un miglioramento nelle prestazioni c’è stato, con Hamilton che riesce ad entrare nella Q3, sessione in cui decide di non lottare per le prime file caricando più benzina. L’inglese, in gara, è stato fra i più aggressivi anche se si è reso protagonista di diversi errori che lo hanno portato più indietro di quanto avrebbe potuto ottenere nella classifica finale. Abbastanza bene Kovalainen, che non stupisce ma neanche sbaglia e finalmente vede la bandiera a scacchi, per di più a punti.
La Force India è invece un caso a parte e rappresenta un po’ l’eccezione che conferma la regola: la macchina è lenta e accusa carenze aerodinamiche; peccato però per l’ottavo posto perso da Sutil nel finale.

I team Renault
La Red Bull questa volta ha messo le ali per davvero. Se la pole era anche frutto di un ridotto carico di carburante, in gara non hanno praticamente avuto rivali. Lo si era visto anche nei due precedenti appuntamenti che il potenziale di questa vettura è interessante, solo la classifica non ha dato loro ragione. Con questo progetto, Newey si ripresenta prepotentemente come uno dei tecnici più creativi del circus, rispolverando una soluzione al posteriore che ormai era stata abbandonata da anni in soffitta; la monoposto non ha il Kers, non ha il tanto discusso diffusore, eppure ieri erano imprendibili per tutti. Benissimo Vettel, che come a Monza nel 2008, dimostra di trovarsi a suo agio sull’acqua senza perdere la concentrazione. Più lento Webber, ma regala al team il massimo risultato. Vediamo come se la caveranno in Bahrain col morale al massimo e i riflettori puntati su di loro.
In casa Renault, invece, Briatore si arrabbia davanti alle telecamere dopo la sentenza della FIA, ma sabato magicamente spunta un nuovo diffusore sulla macchina di Alonso, più simile al modello tanto contestato. Ma per fare quel tipo di estrattore non basta usare il trapano, servono settimane di galleria del vento; per cui a Enstone procedevano da un po' col "piano B" in attesa, come la McLaren, delle decisioni della Corte d’Appello. E in pista, Alonso riesce a far vedere un po' di luce dopo le delusioni dei primi due Gran Premi, complice anche una strategia aggressiva nelle qualifiche; in gara però raccoglie poco. Inesistente invece Piquet, che cattura l’attenzione solo per i suoi errori di guida.

I team Ferrari
La Toro Rosso, dopo un inizio mediocre, mostra interessanti segnali di crescita, grazie anche ad un Buemi che sta facendo vedere cose interessanti; bel brivido però con Vettel. Hanno a disposizione il clone della vincente Red Bull, e questo potrebbe essere il primo passo verso una costante presenza in zona punti. Non resta che attendere conferme o smentite domenica in Bahrain.
La Ferrari, al contrario, prosegue nel suo periodo nero. Fa un po' parte dei naturali cicli dello sport assistere a dei cali dopo anni di dominio. Ma la situazione inizia ad essere critica e i punti ancora non arrivano. Scelgono di non montare il Kers, nel tentativo di migliorare l’affidabilità che invece continua a mancare, lasciando a piedi Felipe Massa, che in gara non si stava comportando male dopo una qualifica rovinata per un errore di guida. Raikkonen corre abbastanza bene nella prima parte del Gran Premio, ma naufraga nelle retrovie dopo il pitstop e termina fuori dalla zona punti. Miglioreranno, torneranno sul podio, ma hanno davanti molto lavoro.

I team Toyota
Le prestazioni fra le due monoposto non così dissimili come nei precedenti casi, e le due scuderie sono accomunate dal non aver raccolto per ora quanto avrebbero potuto, soprattutto la Williams.
Dopo la qualifica la Toyota sembrava poter disporre di un buon pacchetto, almeno al pari della Malesia; la pioggia, sembra invece averli messi in difficoltà, in particolare Trulli, un po’ lento, poi incolpevolmente eliminato da Kubica che gli plana sopra. E’ Glock alla fine che raccoglie punti, ma è un bottino magro.
In Williams va anche peggio; generalmente corrono con solo pilota, ma questa volta anche Rosberg non è in forma e solo al secondo pit stop ci ricordiamo che anche lui sta partecipando al Gran Premio. La scelta azzardata delle intermedie non era del tutto sbagliata, in fondo la gara era completamente persa e tanto valeva tentare qualcosa per ribaltare drasticamente la situazione; con quelle coperture il figlio di Keke effettua il suo giro più veloce, segno che forse la scelta non era poi così scellerata, ma alla fine non basta, complice forse anche un aumento della pioggia.

BMW
E’ l’unico costruttore che non fornisce i propri motori ad altri team, ma ancora non è chiaro quale sia il vero volto di questo team. E’ quello che in Australia con Kubica era il lotta per il gradino più alto del podio e che in Malesia non era messo poi così male? O quello visto in Cina, in crisi tecnica, sempre nelle retrovie per tre giorni, complice anche il pesante Kers? Li attendono gli esami di riparazione in Bahrain.

La sentenza della FIA
Ma è stata anche la settimana che ha messo la parola fine alla telenovela sui diffusori. Ci sarebbe da festeggiare per l’inusuale coerenza mostrata dalla FIA, dopo numerose decisioni discutibili in cui ciò che era regolare diventava improvvisamente proibito. Ma non è su un pezzo di fibra di carbonio bucato che si gioca la partita. Da anni i Costruttori chiedono a Ecclestone una fetta della torta più grande, e con la crisi economica mondiale alle calcagna, l’esigenza di maggiori entrate si fa sentire di più. Con la puntata delle superlicenze, la FIA ha cercato di dividere i piloti; con la fiction dedicata al diffusore, hanno fatto il possibile per spaccare il fronte compatto dei team riunito sotto il nome di FOTA, che a questo punto non sappiamo quale futuro potrà avere.

Telecronaca Rai
E’ quanto meno doveroso soffermarsi qualche secondo su di loro. Mostrano le immagini di Buemi che tampona Vettel in regime di safety car, ma credono che a colpire il tedesco sia il suo compagno di squadra Webber (non si sa bene come si sarebbe poi ripreso il secondo posto). Ne è convinto anche Boccafogli, che mostra l’incidente in moviola nel dopo gara, parlando di possibile doppio ritiro per la Red Bull. Forse è il caso di analizzare le immagini con più attenzione. Gianfranco Mazzoni, invece, colpisce ancora con le sue rasoiate: nel finale ipotizza i punti per Adrian Sutil, e il tedesco finisce a muro pochissimi minuti dopo; esattamente come lo scorso anno a Montecarlo: dopo la profezia del telecronista Rai, la sua gara termina in un bagno di lacrime a pochi giri dal termine. Forse Adrian "il pianista" dovrebbe farci due chiacchiere...

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