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5 aprile 2009
Arrivano conferme dopo il GP d’Australia, sebbene la gara sia durata poco più della metà. Bene BrawnGP, Toyota, Williams e Red Bull che ribadiscono la bontà dei loro progetti; un passo indietro per la BMW mentre Ferrari, McLaren e Renault hanno molto lavoro davanti.
Al top...
BrawnGP
Si confermano leader di questa fase iniziale del comapionato, nascondendosi nelle libere e facendo segnare tempi eccezionali nelle qualifiche. Perdono posizioni con Barrichello per problemi al cambio, ma nel complesso sono il team di riferimento per tutti.
Jenson Button
Parte lento, ma è consapevole di avere una macchina più veloce di Trulli e Rosberg. Aspetta il primo pit stop, e balza al comando. Sotto l’acqua non perde la concentrazione. Non stupisce, ma non commette errori e ottiene il massimo risultato.
Rubens Barrichello
E’ quasi sempre più lento del proprio compagno di team, ma questa volta non sbaglia e recupera bene dopo la retrocessione in griglia per la sostituzione del cambio. Sarebbe stato interessante vedere dove avrebbe concluso senza pioggia e senza bandiera rossa.
Toyota
La vettura è nata bene, è consistente. Se la FIA non cambia le carte in tavola, possono togliersi delle belle soddisfazioni, ma dovranno lavorare bene durante la stagione perché la concorrenza è vicina e un errore si può pagare caro.
Jarno Trulli
E’ il riferimento della squadra, guida bene e in maniera incisiva. Peccato che la classifica gli dia torto, ma quando inizia il diluvio la gara si trasforma in una mezza lotteria.
Timo Glock
E’ meno veloce di Trulli, e in gara resta nel gruppo di Alonso. Alla fine è lui che raccoglie il terzo posto.
Williams-Toyota
Con questa prestazione la scuderia di Sir Frank si dimostra in grado di competere per le posizioni di vertice. Peccato, però, che alla fine la classifica non dia loro ragione. Come detto in Australia, devono riuscire a capitalizzare di più quanto hanno in mano perché i podi e le vittorie non sono tanto lontani. Al momento l’unico vero difetto è che corrono con un pilota solo.
Nico Rosberg
Parte benissimo, sfruttando anche la retrocessione di Vettel e Barrichello, e da quarto si ritrova in testa al primo tornante. Mantiene la leadership della corsa fino al primo pit stop, poi la pioggia distrugge quanto di buono aveva costruito.
Kazuki Nakajima
Non pervenuto. Ancora una volta le sue qualifiche si interrompono alla seconda manche. In gara viene dato per disperso. Se non fosse per l’appoggio della Toyota...
Red Bull
Non hanno il famigerato diffusore col buco, eppure mostrano un bel potenziale. La loro gara è condizionata dalla penalizzazione in griglia di Vettel, ma in qualifica fanno vedere di essere molto veloci. La sensazione è che possano fare qualcosa in più.
Sebastian Vettel
Parte indietro e recupera posizioni con una macchina leggera. Poi la pioggia e il ritiro per testacoda. Non era la sua giornata.
Mark Webber
Si ritrova nel gruppo di Alonso dove perde un po’ troppo tempo anche per difendersi dagli attacchi di Glock. Nel complesso è meno veloce di Vettel, anche in qualifica.
...flop
BMW
Sembravano meno in forma rispetto a sette giorni fa. La differenza fra le due vetture, quella di Heidfeld col Kers, quella di Kubica senza, si fa sempre sentire.
Robert Kubica
Peccato per il guasto al motore del pilota polacco, sarebbe stato interessante vederlo in gara.
Nick Heidfeld
Il secondo posto è un po’ fortunoso e un po’ frutto della coraggiosa scelta di non cambiare le gomme mentre gli altri passavano dalle rain alle intermedie e di nuovo alle rain nel giro di poche tornate. Le sue prestazioni sono troppo condizionate dal peso del Kers, ma il podio darà un po’ di fiducia a lui e al team.
McLaren-Mercedes
Ormai è chiaro che quella macchina non è un granché. Riesce ad entrare nella Q2, ma da lì non si muove. In gara però le cose vanno leggermente meglio e in qualche maniera (senza contare la squalifica) riescono a sfruttare le situazioni difficili di gara a proprio vantaggio arrivando in zona punti. La strada per tornare ai vertici, però, sembra lunga.
Lewis Hamilton
Gli occhi di tutti sono puntati su di lui per la squalifica ricevuta nei giorni scorsi. Nel teatrino che ne è nato, mostra al mondo una fastidiosa caratteristica dei piloti di oggi: essere completamente nelle mani dei propri team manager dai quali devono eseguire gli ordini che vengono dati loro, compreso tenere la bocca chiusa in direzione gara. Da "coraggiosi cavalieri del rischio" a "yesman" Dove sono finiti i piloti che si imponevano con i propri capisquadra?
Heikki Kovalainen
Non pervenuto. In qualifica è a ridosso di Hamilton, in gara è fuori per un suo errore dopo poche curve.
Renault
La macchina col muso più brutto in assoluto è abbastanza lenta. Per adesso l’affidabilità sembra esserci, ma le prestazioni sono lontane dal livello sperato.
Fernando Alonso
Fa quello che può, è spesso al limite e qualche volta lo supera. Riesce a completare tutte le qualifiche e in gara si difende come può. Di più non gli si può chiedere.
Nelsinho Piquet
Non pervenuto. Il suo compagno di squadra è la star delle telecamere mentre lotta per difendere la propria posizione. Lui non viene mai inquadrato, forse si dimenticano che sia in pista. In qualifica non supera la Q3. Andiamo male.
Toro Rosso
Come accennato per la gara d’apertura, il team deve ancora scoprire il pacchetto che ha a dispozione. Per adesso macinano chilometri e i piloti si arrangiano come possono: Buemi deve fare esperienza, Bourdais non è un fulmine. Hanno comunque la possibilità di crescere.
Force India
Le telecamere inquadrano Fisichella solo quando esce di pista, altrimenti non verrebbero considerati. I problemi sembrano essere di natura aerodinamica, ma del resto con pochi test alle spalle non si possono pretendere miracoli; l’odierna BrawnGP lavorava sul progetto 2009 da molti mesi, loro invece hanno dovuto un po’ improvvisare. I piloti, dal canto loro, più di tanto non possono inventare. Giancarlo Fisichella sperava nella pioggia per poter ottenere qualcosa, ma non è servito.
In crisi
Ferrari
Dopo due gare sono l’unico team insieme alla Force India a non aver ottenuto ancora un punto. La macchina non è veloce, l’affidabilità è ancora lontana e i tempi di reazione degli uomini al pit wall sono pari a quelli di un bradipo. Sabato mostrano eccessiva sicurezza, credono di aver fatto buoni tempi e restano a guardare gli altri migliorare mentre i nomi dei propri piloti scendono sempre più verso il fondo della classifica. Sembra di essere tornati al GP di Gran Bretagna del 2008 quando gli uomini del muretto box, in evidente stato di catalessi, guardavano Raikkonen e Massa perdere 5 secondi al giro senza prendere una decisione. La scelta di montare le gomme rain in anticipo non era del tutto errata: la gara ormai era persa e per raddrizzare le sorti serviva un azzardo. Se fosse andato bene, se avesse piovuto improvvisamente e forte, adesso sarebbero considerati dei maghi della tattica e del meteo. Al di là della scelta delle gomme, tutto il team sembra aver perso un po’ di riferimenti. La McLaren ha una macchina più lenta ma qualcosa, anche se poco, riesce ad ottenerlo. Loro invece tornano a casa a mani vuote.
Kimi Raikkonen
In qualifica si impegna, va largo un paio di volte dimostrando i limiti evidenti del mezzo. In gara fa quello che può, poi con i pneumatici full wet sull’asciutto perde inesorabilmente terreno. E’ poi vittima della mancanza di affidabilità della propria Ferrari. Di più non può fare.
Felipe Massa
Non pervenuto. La sua qualifica dura 4 giri per decisione dei propri tecnici. Come Hamilton, ci fa vedere che i piloti sono in balìa delle decisioni dei propri tecnici; a loro solo il compito di guidare. In gara risalire dal 16° posto non è facile, e anche sotto l’acqua resta dietro; è vero, aveva una macchina più pesante, ma ancora una volta mostra poca grinta quando non è davanti e quando la macchina non è a posto.
Orrori
FIA, la questione Hamilton
L’ennesimo teatrino privo di logica. I giudici di gara hanno nelle loro mani grafici di telemetria, immagini delle telecamere a circuito chiuso e registrazioni delle comunicazioni radio tra box e pilota. Per quale motivo un team dovrebbe mentire spudoratamente sapendo che ci sono prove in mano a chi ti giudica che distruggono in ogni caso la tua tesi? Per quale motivo domenica è stato dato più peso alle dichiarazioni a voce e non sono state prese in considerazione subito le prove scritte, tirate fuori solo a metà settimana? La logica in tutto questo è assente, e la sensazione è che si tratti solo della punta di un iceberg; forse c’è dell’altro sotto.
FIA, la gestione del Gran Premio
Ancora una volta in nome dello share televisivo hanno voluto posticipare la partenza, nonostante le condizioni meteo prevedano spesso nubifragi nel tardo pomeriggio in questo periodo dell’anno. Ma chi segue la F1 è disposto ad alzarsi anche a notte fonda, non c’è bisogno di fare le gare a tarda sera mettendo a rischio piloti ed evento. Dopo la bandiera rossa latitano, non sanno che decisione prendere. Fanno preparare i piloti all’ultimo secondo facendo intravedere una possibile parata finale dietro la safety car; poi quando i team si stanno accendendo i motori, decidono di mandare tutti a casa. Il pubblico si spazientisce, e ha ragione.
Kers
I dubbi c’erano stati già domenica scorsa, un po’ di conferme sono arrivate oggi. Qualcuno ha visto la differenza fra chi ha usa il Kers e chi no? Un certo divario lo si può vedere solo in partenza, dove effettivamente sembra regalare un qualcosina in più. Nel corso della gara, invece, non si vede una differenza apprezzabile, tanto che Alonso e Webber si scambiano un paio di volte le posizioni sul rettilineo principale ma più per effetto delle rispettive scie (e l’australiano ha la meglio); una cosa simile l’avremmo potuta vedere anche lo scorso anno senza Kers. L’idea è di un altro spreco di soldi per un elemento tecnico che non premia; chi non ce l’ha in pista detta legge.
Stella Bruno
Si aggira nel paddock da anni ma ancora non sembra avere le idee molto chiare sulla Formula 1. Ci sono dubbi sulla classifica finale mentre si aspetta una decisione dalla direzione gara, e sceglie Michael Schumacher per avere delucidazioni sull’ordine d’arrivo. Il tedesco non può far altro che indicarle imbarazzato il monitor dei tempi e dirle: "la classifica puoi leggerla da sola".